Quando iniziare lo svezzamento? E questo significa smettere di allattare al seno?
Queste sono le domande che tutte le mamme si pongono, al di là dei consigli del Pediatra, delle nonne, delle amiche, delle riviste specializzate.
Molte mamme, trascorsi i canonici cinque, sei mesi durante i quali il loro latte è stato l’unico alimento, iniziano a pensare a come svezzare il loro bambino.
Partiamo da un presupposto: iniziare lo svezzamento non significa assolutamente smettere di attaccare il bambino al seno.
L’allattamento materno può continuare fino ed oltre il secondo anno di vita del bambino. Il latte materno non solo contiene tutti i principi nutritivi necessari alla corretta crescita del neonato, è anche la migliore difesa immunologica contro virus e infezioni. Inoltre, quei momenti di intimità che si sono instaurati fin dal primo contatto al momento della nascita, contribuiscono al benessere psicologico di mamma e figlio.
Non ascoltate chi dice che un bambino allattato al seno oltre l’anno di vita sarà meno autonomo. Al contrario, questi momenti rendono più forte psicologicamente il bambino, placa le sue ansie e le sue paure. E’ quella splendida complicità, che continuerà nel tempo, anche quando spontaneamente il piccolo non cercherà più il seno materno.
Ascoltate solo il vostro istinto di mamma. E’ sempre il modo migliore per crescere un figlio sano e sereno.
Quindi, quando iniziare lo svezzamento?
A partire dal quinto, sesto mese dal parto, il latte materno necessita di essere integrato da alcuni alimenti solidi e semi-solidi per evitare che nell’organismo del neonato si riscontri una carenza di ferro.
Anche in questo caso, si sprecheranno i suggerimenti. Viviamo in un mondo di tuttologi e non c’è cosa che le persone amano di più che dare consigli non richiesti.
Vediamo quindi di rispondere alle domande di una mamma, con la giusta umiltà di chi crede che l’esperienza sia importante, ma che se esistono delle Linee Guida stilate dalla Società Nazionale e Internazionale di Neonatologia, il buon senso ci suggerisce di seguirle. Le Linee Guida non danno più eccessiva importanza ai tempi con cui vengono introdotti determinati alimenti nella fase dello svezzamento. In una società multietnica come la nostra, esistono culture diverse. Quindi, in questa fase, si possono provare cibi diversi dal latte, seguendo quelli che sono i gusti del bambino e le abitudini culturali della mamma.
Ad ogni modo, ci sono due scuole di pensiero relativamente allo svezzamento.
La prima si rifà, appunto, alle Linee Guida, la seconda viene denominata “auto- svezzamento”.
In cosa consiste l’autosvezzamento?
L’auto-svezzamento non è altro che alimentare il bambino con ciò che viene cucinato per tutta la famiglia, di modo che possa abituarsi ai sapori e a tutti i nutritivi.
Questo sistema, sebbene possa sembrare innovativo, non lo è affatto. Basti pensare a tempi passati, ma non così tanto remoti. L’Italia, così come tanti Paesi al giorno d’ oggi, ha vissuto la guerra. E in tempi di guerra non era certo semplice procurarsi determinati cibi. Se ad una mamma andava via il latte e non c’era un valido sostituto come una balia, o del latte in polvere, il neonato veniva nutrito con piccole porzioni di ciò che si riusciva a mettere a tavola.
Quindi, se ci confrontiamo con le terribili realtà che si vivono in altre parti del mondo, ci rendiamo conto che non è poi tanto peregrina la concezione di nutrire un bimbo con ciò che mangiano gli adulti.
Il suggerimento che però ci sentiamo di dare, è di iniziare a svezzare il bambino con alimenti vegetali come patate e carote e frutta, (privilegiando le mele grattugiate, le pere, le banane).
Ricetta per lo svezzamento del nostro piccolino: il brodo vegetale.
Prepariamo un brodino vegetale, mettendo a bollire una patata, una carota, qualche fogliolina di prezzemolo, un gambo di sedano, ovviamente dopo avere lavato accuratamente le verdure. Quando la carota risulterà ben cotta, filtriamo il brodo, eliminiamo le foglie di prezzemolo e il gambo di sedano e tritiamo la carota e la patata con un passaverdure.
Uniamo questo passato al brodo, aggiungiamo un filo di olio extravergine di oliva, spolverizziamo con un pochino di parmigiano e iniziamo la “prova cucchiaino”.
Non scoraggiatevi se all’inizio il piccolo rifiuterà questo nuovo sapore. Lasciate passare qualche giorno e poi riprovate. Nel frattempo, potete provare a dargli qualche cucchiaio di pere e banane passate. Generalmente il sapore dolce viene accettato più facilmente.
Svezzamento del neonato: consigli e riflessioni
Una volta iniziato lo svezzamento, continuate ad introdurre con cautela altri alimenti. Pastina nel brodo vegetale, crema di riso, semolino di grano, mais e tapioca, fino ad arrivare alle proteine contenute nel pollo, nel vitello, nel tacchino e nel pesce.
È superfluo ricordare che la scelta di tutti gli alimenti non può prescindere da marchi controllati e sicuri.
Fate attenzione però a non aggiungere sale al pasto del bambino, né zucchero che può provocare in seguito l’insorgenza di carie. Il latte vaccino non deve essere somministrato fino al compimento di un anno di vita. Ed evitate fino a quell’età anche il miele.
E fino a quando il vostro organismo continuerà a produrre latte, non negate al vostro cucciolo e a voi stesse la dolcezza di momenti irripetibili, che finiranno anche troppo presto.