Colesterolo, glicemia, azotemia e transaminasi: come leggere le analisi del sangue

Le analisi del sangue vengono prescritte dal medico curante per valutare lo stato di salute generale del paziente e si possono riassumere in:

– Emocromo con Formula Leucocitaria e Piastrine;
– Azotemia;
– Glicemia;
– Colesterolo;
– Transaminasi;
– Esame delle Urine.

Nell’articolo precedente ci siamo soffermati sull’Emocromo con formula Leucocitaria e Piastrine. In questo articolo, invece, analizzeremo insieme l’Azotemia, la Glicemia e il Colesterolo.

Ma, andiamo con ordine e partiamo con l’Azotemia.

I reni sono importanti organi del nostro organismo. Hanno la forma di grossi fagioli e sono allocati ai lati della colonna vertebrale.
La loro funzione è quella di filtrare il sangue, depurandolo dai prodotti di scarto provenienti dai processi metabolici che avvengono nel fegato, espellendoli con le urine. I reni controllano anche i livelli di acqua e, conseguentemente, dei sali minerali del corpo (Elettroliti).

Possiamo tenere sotto controllo il corretto funzionamento dei reni con i seguenti esami: Azotemia e Creatininemia.

Azotemia e Creatininemia: valori di riferimento

In caso di valori elevati di questi due test, gli stessi possono essere integrati dall’esame delle urine semplice e dalla Clearance della creatinina, che si deduce sempre da un esame delle urine, effettuato con modalità differenti dalla raccolta semplice delle urine.

L’Azotemia misura la quantità di azoto nel sangue. L’azoto è incorporato nelle molecole di urea che si riversa nel sangue. L’urea si crea dalla degradazione delle proteine che avviene nel fegato e viene espulsa tramite le urine.
Valori normali di Azotemia sono compresi tra 15 mg/dl e 50 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue).
Rilevare valori superiori può dipendere dall’assunzione di alcuni farmaci come l’acido acetilsalicilico (Aspirina e similari), diuretici o alcuni antibiotici, da una dieta ricca di carne rossa, da disidratazione.
Quando l’Azotemia è alta, vuol dire che i reni non riescono a eliminare sufficientemente l’urea, per cui il medico curante può prescrivere ulteriori esami, in quanto potrebbero indicare un’insufficienza renale acuta o cronica o una cardiopatia.

La Creatinina è una sostanza di scarto prodotta dal metabolismo muscolare. Se i reni funzionano normalmente, questa sostanza viene filtrata dai reni ed eliminata con l’emissione delle urine.
I valori normali di Creatinina vanno da 0,6 mg/dl a 1,2 mg/dl
Vanno comunque distinti i valori per gli uomini da quelli delle donne.
Uomini: da 0,6 mg/dl a 1, 2 mg/dl;
Donne: da 0,5 mg/dl a 1,1 mg/dl.
Valori più bassi sono comuni in gravidanza.

Valori alti di creatinina indicano un cattivo funzionamento dei reni che, non filtrando adeguatamente la creatinina, ne aumentano la concentrazione nel sangue, non riuscendo a espellerla con le urine.
È un campanello d’allarme perché la creatinina alta può indicare un danno renale serio, o addirittura una IRC (Insufficienza renale cronica), patologia che necessita di essere sottoposti ad emodialisi.

Vi sono anche altre situazioni che possono temporaneamente fare aumentare i valori della creatininemia. Per esempio, una dieta iperproteica con massiccio consumo di carne, disidratazione dovuta a uno scarso introito di liquidi o a profuse sudorazioni, assunzione di alcuni farmaci nefrotossici o epatotossici.

Glicemia: valori normali

La Glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio (zucchero) nel sangue, è un test mediante il quale si evidenzia se si è a rischio di diventare diabetici. Sono maggiormente a rischio le persone con familiarità di diabete, quelle sovrappeso, obese, e quelle con ipertensione arteriosa.
Anche l’ipercolesterolemia e l’ipertrigliceridemia sono fattori di rischio, così come l’età, (superiore ai 50 anni) sono dati che richiedono il monitoraggio di questo esame, che con la Glicosuria, (presenza di glucosio nelle urine) rappresentano i test per evidenziare l’eventuale patologia.
I valori normali della Glicemia, sono compresi tra i 60 e i 100 mg/dl.
Questo test va eseguito a digiuno, poiché dopo mangiato, questi valori possono aumentare fino ai 130 – 150 mg/dl. Questo dipende dalla quantità di zuccheri e di carboidrati assunti con la dieta, poiché i carboidrati si trasformano in zuccheri e l’intestino riversa grandi quantità di glucosio in circolo.
Poiché sia livelli troppo bassi, che troppo alti di glicemia possono essere pericolosi per l’organismo, in questi casi si attivano due ormoni: l’insulina ed il glucagone.
L’insulina ha il compito di abbassare la concentrazione di glucosio nel sangue, mentre il glucagone ripristina i valori normali di zuccheri.
Gli zuccheri sono una componente importante per il nostro organismo. Stimolano le funzioni cerebrali e sono un’importante fonte di energia. L’importante è che non superino i livelli di guardia.
In una persona non diabetica, anche dopo il pasto, i valori della Glicemia non superano mai i 140 mg/dl.

Glicemia in gravidanza

In gravidanza i valori cambiano. Una glicemia a digiuno in una gestante è generalmente più bassa, poiché il glucosio passa attraverso la placenta al feto. Se si riscontrano valori superiori ai 95 mg/dl, questi vengono considerati alti e pertanto si richiede la Curva da carico di glucosio per escludere un diabete gestazionale.
Se da un esame delle urine, si riscontra la presenza di zucchero, (Glicosuria) questo dato va attentamente controllato, in quanto può essere significativo per un aumento della concentrazione di glucosio.
Nei soggetti a rischio, e laddove i valori della Glicemia si mantengano borderline nel tempo, (ossia ai limiti massimi, o leggermente superiori ai range di riferimento, es: 110 – 120 mg/dl a digiuno), è consigliabile eseguire un test da curva da carico di glucosio, per una diagnosi precoce di diabete.

La Curva da carico di glucosio, si effettua con vari prelievi:
Il primo a digiuno da almeno 12 ore;
Si somministrano quindi 75 grammi di glucosio in soluzione, e si ripete il prelievo dopo circa 60 minuti.
Il terzo prelievo avviene dopo 120 minuti.
Nella curva da carico di glucosio il valore normale a digiuno è da 60 a 110 mg/dl;
Dopo 60 minuti fino a 170 mg/dl;
A 120 minuti, il valore scende ed è compreso tra 60 e 140 mg/dl.

Colesterolo e Trigliceridi: valori nella norma

Questi esami si effettuano per monitorare il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.
Da questi test si evince la presenza dei grassi nel sangue. Quando i valori sono elevati, il fegato non riesce a metabolizzarli, facendo in modo che la quantità eccedente si combini con altre sostanze, trasformandosi in placche che possono ostruire le arterie, causa primaria delle malattie cardiovascolari.
Il Colesterolo è un grasso prodotto dall’organismo e che dipende solo in minima parte dalla dieta.
I Trigliceridi sono grassi del sangue che derivano dall’alimentazione. Essi aumentano, infatti, quando si assumono in maniera eccessiva alimenti come carboidrati e zuccheri.
Non tutti i livelli di colesterolo alti sono pericolosi.
Il colesterolo è una sostanza lipidica prodotta principalmente dal fegato, che tramite la bile si riversa nell’organismo. Si suddivide in due lipoproteine:
Le lipoproteine HDL (il colesterolo buono), e le lipoproteine LDL (il colesterolo cattivo).
In cosa si differenziano?
Il colesterolo HDL non causa danni alle arterie in quanto essendo ad alta densità rimuove il colesterolo dalle pareti dei vasi sanguigni.
Il colesterolo LDL è una lipoproteina a bassa densità, ed è quello che più facilmente si deposita sulle pareti delle arterie, contribuendo ad aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, (infarto, ictus etc.).

I valori normali del Colesterolo si distinguono in:
– Colesterolo totale: inferiore a 200 mg/dl.
– Colesterolo HDL : superiore a 50 mg/dl.
– Colestrolo LDL: inferiore a 100 mg/dl.

Le cause dell’ipercolesterolemia possono essere diverse: malattie come il diabete, problemi endocrini, scarsa attività fisica, dieta troppo ricca di grassi saturi e di zuccheri, ipercolesterolemia familiare.
Se diagnosticato precocemente, i livelli di colesterolo possono essere riportati a valori normali con uno stile di vita sano, una corretta alimentazione e con l’attività fisica. Una corretta alimentazione può essere di supporto alla terapia farmacologica, laddove la stessa si riveli indispensabile per contrastare valori troppo elevati.
I Trigliceridi sono grassi del sangue prodotti da un’alimentazione scorretta, troppo ricca cioè di sostanze grasse e di carboidrati (zuccheri).
Sostanze alimentari che alimentano la produzione di trigliceridi sono il burro, i latticini, le carni grasse, i salumi, i dolci.
Anche alcune patologie possono incidere sull’aumento dei trigliceridi, il diabete mellito non controllato, e l’ipertiroidismo.

I valori dei Trigliceridi sono considerati nella norma se:
– Inferiori a 150 mg/dl;
Sono ai limiti della norma, (borderline) se:
– Compresi tra 150 e 200 mg/dl;
Sono alti se:
– Tra 200 e 400 mg/dl.

Quando si associano valori di trigliceridi alti (> a 250 mg/dl) con alti valori di colesterolo LDL è necessario consultare il medico curante per instaurare una terapia farmacologica, oltre a una dieta adeguata, consigliata da un medico nutrizionista. Sicuramente, l’assunzione di verdure e pesce magro, e di alimenti integrali, come pane, pasta e riso sono consigliabili.

Test per determinare la funzionalità epatica

Per una corretta interpretazione del buon funzionamento del fegato e delle vie biliari, è necessario sottoporsi a questi esami:
– Transaminasi;
– Fosfatasi Alcalina;
– Bilirubina.

Cosa sono le transaminasi? Valori e Approfondimenti

Le transaminasi sono sostanze proteiche che vengono prodotte essenzialmente dalle cellule epatiche. Sono denominate “enzimi”.

Le Transaminasi si suddividono in:
ALT o (GPT) e AST o (GOT)

Queste sigle stanno a significare:
ALT: (alanino amino transferasi); GPT (glutammato piruvato transaminasi).
AST: (aspartato amino transferasi); GOT (glutammico ossalacetico transaminasi).

I valori delle transaminasi determinano il funzionamento del fegato ma anche lo stato di salute del cuore.
In particolare:
dall’ALT si evince lo stato del fegato;
dall’AST la funzionalità cardiaca e dell’apparato muscoloscheletrico.
In condizioni normali, i valori delle Transaminasi sono bassi:
ALT (GOT) inferiori a 49 U/L;
AST (GPT) inferiori a 34 U/L.
In presenza di una patologia epatica l’enzima ALT viene liberato dal fegato ed entra in circolo, determinando valori alti delle transaminasi.
L’AST che è un enzima che si sviluppa nei muscoli (e che, quindi, troviamo nel cuore e nel fegato, e in minima parte anche nel pancreas, nei reni e nel cervello) innalza i suoi valori oltre quelli dei range normali in presenza di un danno cardiaco, epatico o anche dell’apparato muscoloscheletrico.
Le transaminasi alte, ovvero i valori più elevati di quelli che rientrano nei range, indicano un’alterazione della funzionalità epatica e, nei casi più gravi, possono fare sospettare un’epatite, una cirrosi epatica, un ittero ostruttivo.
Per esempio, nel caso di un’epatite in atto, i valori possono aumentare anche di dieci volte in più rispetto al range di riferimento.

Fosfatasi Alcalina: valori

La Fosfatasi Alcalina (ALP) è un enzima che si trova nelle ossa, nel fegato, nell’intestino e nei reni. La sua funzione è quella di determinare alcune patologie dello scheletro e del fegato.
La Fosfatasi Alcalina alta in gravidanza è normale o meglio e più precisamente, è normale trovare valori lievemente superiori alla norma, così come nel periodo adolescenziale, in menopausa e nel caso di fratture ossee.
Per una corretta valutazione della funzionalità epatica, questo esame va comparato comunque con gli altri enzimi, ALT e AST e con i valori della Bilirubina.
I valori normali della Fosfatasi Alcalina, variano a seconda dell’età e del sesso.
Nei bambini e negli adolescenti, cioè nel periodo in cui l’apparato scheletrico è in rapida crescita, si possono riscontrare valori molto più elevati rispetto a quelli degli adulti.
Per esempio, la Fosfatasi Alcalina nei bambini di 5/6 anni, ha valori che si attestano tra 179 e 418 U/L;
negli adolescenti tra i 13 e i 14 anni tra i 182 e 587 U/L.
Nell’uomo adulto, il range è compreso tra 45 e 115 U/L.
Nelle donne, i valori più elevati si riscontrano tra i 12 e i 14 anni, età dello sviluppo. (135 – 480 U/L).
Dopo i 30 anni, i valori si assestano tra i 40 e i 130 U/L.

Valori della Bilirubina

La Bilirubina è un componente della bile ed è dovuta al processo di degradazione dell’emoglobina (distruzione dei globuli rossi).
Si divide in Bilirubina diretta e Bilirubina indiretta.

I valori normali della Bilirubina diretta sono di 0,3 mg/dL; quelli della indiretta di 0,8 mg/dL.
La Bilirubina Totale ha un range compreso tra 0,2 e 1,1 mg/dL.
Valori superiori a 2 mg/dL possono essere indicativi per un danno epatocellulare, per una colestasi o per un aumento dell’emolisi.
Quando questi valori superano i 2 – 2,5 mg/dL compare l’ittero, che si manifesta con la classica colorazione giallastra delle sclere e della cute.
Nei neonati, l’ittero è una manifestazione fisiologica che tende a scomparire nell’arco di pochi giorni. È più comune nei nati pretermine, ma si manifesta anche nei neonati a termine.
I valori della Bilirubina non devono superare i 12 mg/dL nei neonati a termine e i 15 mg/dL nei nati prematuri.
L’ittero viene definito patologico in quei casi in cui ad aumentare esponenzialmente è la Bilirubina indiretta.
Diverse sono le cause, la più comune può dipendere da una incompatibilità AB0, (cioè, mamma di gruppo Zero con figlio di gruppo A o B).
Ricapitolando, per valutare la buona funzionalità epatica, gli esami di routine sono le Transaminasi, la Fosfatasi Alcalina e la Bilirubina.
Nel caso di alterazione dei valori di questi esami, il medico curante potrà prescrivere ulteriori analisi cliniche (CPK, LDH, Gamma GT) e/o test diagnostici.

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