Partorire senza dolore: l’analgesia nel parto.

donna incinta

Negli ultimi anni si è visto un incremento esponenziale del ricorso al Parto Cesareo anche in donne alla prima gravidanza.

I motivi sono molteplici, oltre a quelli di ordine prettamente medico. Un Taglio Cesareo è pur sempre un intervento chirurgico, tuttavia molte donne lo considerano “più sicuro” rispetto ad un parto spontaneo. Sicuramente, c’è di positivo che un parto cesareo lo si può programmare, scegliere quindi il momento migliore per fare venire al mondo il proprio bambino. Ma la “vera” ragione, quella che spinge tante mamme verso la medicalizzazione del parto è la paura del dolore in gravidanza.

Negli Stati Uniti e in Francia, circa la metà delle donne che partorisce, sceglie di farlo naturalmente, ma con l’ausilio dell’anestesia per il travaglio di parto.
In Italia la percentuale è ancora estremamente bassa; tale resistenza è da attribuire a diversi fattori, primi tra tutti quelli di ordine culturale, tipici di un paese cattolico, che vede il parto strettamente legato ad un concetto di sofferenza biblica. (“Tu donna partorirai con dolore!”)

Ma perché soffrire se la medicina oggi dà la possibilità di partorire in maniera naturale, vivendo l’evento nascita con tutta l’emozione che questo comporta, sveglie, vigili, partecipi e soprattutto senza dolore?

Ma è possibile un parto indolore?

Già nel 2006 l’American College dei Ginecologi – Ostetrici, congiuntamente alla Società americana di anestesiologia, pubblicò una dichiarazione:

“Il travaglio comporta notevole dolore per molte donne. Non ci sono altri casi nei quali viene considerato accettabile che un individuo debba sopportare un dolore severo, senza trattamento, quando è possibile invece intervenire in modo sicuro sotto controllo medico”.

L’esperienza del dolore in corso di travaglio è altamente soggettiva, risultato della elaborazione di stimoli di diversa intensità attraverso le emozioni, le motivazioni, la cognizione, le circostanze sociali e culturali proprie di ogni singola donna.

Molti studi hanno ormai evidenziato che il sollievo dell’ansia e del dolore possono ridurre o eliminare la maggior parte delle alterazioni materne fetali: dall’iperglicemia, all’ipertensione, alla tachicardia, allo stato di agitazione psicomotoria e ha un effetto positivo sull’equilibrio acido-base del neonato.

Vi sono molte tecniche di analgesia nelle pazienti in travaglio, e nessuna di questa è associata ad un aumento di rischio di essere poi sottoposte ad un parto cesareo.

La scelta sul tipo di analgesia da prediligere per il parto dipende da molti fattori, tra i quali è predominante la preferenza della paziente, in assenza di controindicazioni mediche.

Attualmente la moderna anestesiologia offre alla donna la possibilità di controllare il proprio dolore durante il travaglio ed il parto mediante l’analgesia “loco regionale”, consentendo allo stesso tempo un parto spontaneo e fisiologico.

La tecnica maggiormente utilizzata nei Centri Nascita è l’anestesia “Epidurale”.

L’anestesia Epidurale: in cosa consiste?

Questa tecnica anestesiologica determina un’analgesia parziale del corpo, permettendo alla gestante di mantenere uno stato di coscienza vigile ed una respirazione spontanea.

Il travaglio si suddivide in due fasi:

  • la prima fase o inizio travaglio, quando il dolore inizia a intensificarsi dopo le prime contrazioni, i farmaci utilizzati sono gli “Oppioidi” ( Fentanyl e Sufentanyl);
  • la seconda fase, detta anche del periodo “dilatante” in cui è opportuno utilizzare anestetici locali a basse dosi (Ropivacaina 0,1%, levobupivacaina 0, 0625%) che garantiscono analgesia ma nello stesso tempo, il mantenimento del tono muscolare addominale e del pavimento pelvico. Questo permette che la donna avverta le contrazioni, ma senza provare dolore e quindi è in grado di partecipare attivamente alla nascita del proprio bambino.

A parto avvenuto l’anestesista sospende l’infusione d’anestetico locale e nel giro di 2-3 ore si avrà una totale ripresa della sensibilità e mobilità degli arti inferiori.

Il gas esilarante è efficace per un parto senza dolore?

Un’altra tecnica per l’analgesia del travaglio di parto, utilizzata in passato, ma che sta tornando prepotentemente in auge è l’utilizzo del Protossido d’Azoto, in combinazione al 50% con l’Ossigeno.

Questa tecnica permette alla donna di autogestire il dolore del travaglio, mediante un semplice dispositivo, un boccaglio o una maschera facciale, dotati di una valvola a domanda, che si apre quando si esercita una pressione negativa. L’effetto antidolorifico si manifesta entro 50 secondi, pertanto si consiglia di assumere la miscela di protossido d’azoto e di ossigeno prima dell’inizio della contrazione. L’impiego può essere continuo o intermittente, a seconda della scelta della donna.

Rispetto all’anestesia epidurale, il protossido d’azoto non ha la stessa potenzialità analgesica, ma costituisce un valido aiuto per quelle pazienti che preferiscono l’autosomministrazione dell’anestesia.

Ovviamente, come tutte le pratiche mediche, queste tecniche hanno le loro controindicazioni. In questi casi, si possono suggerire altri modi non medicalizzati per avere un supporto durante il travaglio:

l’autoipnosi, tecniche di Yoga, parto in acqua, idropuntura.

Ma in ogni caso, seguendo la linea del Comitato Bioetico Nazionale si può affermare:

“Con questa visione più ampia, il ricorrere alla sedazione del dolore del parto, non si porrebbe come alternativa al parto naturale, ma come mezzo che la medicina offre per compiere una libera scelta e per realizzare con la sedazione del dolore, un maggiore grado di consapevolezza e partecipazione all’evento parto”.

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