Neonati in piscina: quando iniziare?

L’acqua, questo elemento primordiale dal quale ha preso origine la vita dell’uomo, è il più potente alleato per il benessere nostro e del nostro bambino.
Nell’acqua il nostro corpo viene avvolto, accarezzato, da un movimento fluido che non è mai lo stesso, cambia in continuazione. Nell’acqua ci sentiamo più leggere, i nostri movimenti sono più armonici, ci liberano dalla forza di gravità.
Tutto ha origine dall’acqua. Durante i nove lunghi mesi di gestazione, il nostro bimbo è avvolto e protetto dal liquido amniotico. In quel dolce tepore che lo culla, impara a percepire i suoni, la luce, il sapore, il tatto. Questi sono sensi che il neonato già avverte nel grembo materno.
Il liquido amniotico gli infonde sicurezza. Perché non ricreare per lui un ambiente ideale per farlo sentire a suo agio? Una volta nato, il bambino viene proiettato in un mondo fino allora sconosciuto, un mondo dove gli stimoli sensoriali sono amplificati e che gli possono incutere timore e insicurezza. Rumori forti, luci abbaglianti, e soprattutto il distacco dalla mamma.
Ecco perché il contatto con l’acqua, il suo primo bagnetto dopo la nascita è fondamentale per calmarlo e tranquillizzarlo.
È importante che l’acqua sia alla giusta temperatura (37°centigradi), e che colui o colei che lo immerge, lo faccia con dolcezza, sostenendolo, ma lasciandolo muovere liberamente. Anche il versargli l’acqua sulla testa se fatto delicatamente, gli dona un senso di benessere.

Quando è possibile portare un neonato in piscina?

Parliamo allora dei benefici che l’acqua reca a un neonato. Secondo importanti riviste scientifiche e il parere di eminenti pediatri, il neonato può essere portato in piscina appena il moncone del cordone ombelicale è perfettamente guarito. Quindi, dopo circa un mese dal parto, il neonato è già pronto ad affrontare questo percorso. Però, poiché è fondamentale la presenza della mamma, o meglio ancora di entrambi i genitori, si può attendere che il bimbo abbia compiuto i tre mesi, e che la mamma si sia completamente ripresa dalle fatiche del parto.

Neonati e piscina: ci sono rischi?

Sfatiamo le paure di ogni mamma su eventuali rischi.
Il neonato porta nella sua memoria ancestrale i movimenti che compiva nell’utero materno. Pertanto, compie autonomamente tutti quei movimenti che gli consentono di nuotare. Galleggia naturalmente e se viene immerso, non ingoia e non ispira acqua, perché la sua epiglottide si chiude automaticamente.
Questo riflesso dura circa fino ai sei mesi, per questo è importante iniziare dai primi mesi. Il ricordo di quando nuotava e veniva cullato dal liquido amniotico è ancora vivo nella sua memoria e vivere di nuovo in quella dimensione gli procurerà piacere, perché ritroverà quelle sensazioni che lo hanno accompagnato per tutti i mesi della gestazione.
Condividere con il proprio figlio questa esperienza è un percorso emozionale che rafforzerà ancora di più la diade mamma/bambino.

Nuoto neonatale: alcuni consigli per iniziare

In ogni città esistono centri specializzati dove si può praticare in piena sicurezza il nuoto neonatale.
L’acqua è mantenuta costantemente a una temperatura di 30-34° gradi centigradi, ed è sufficientemente bassa, per permettere alle mamme e/o ai papà di restare sempre con i piedi poggiati sul fondo.
Il bambino sostenuto dalle braccia della mamma viene lentamente e dolcemente a contatto con l’acqua. Per lui è un elemento naturale dove si sente pienamente a suo agio, e gli consente di giocare anche quando è ancora troppo piccolo per afferrare gli oggetti. L’acqua lo circonda, lo avvolge e lui si sentirà libero di muoversi come non può fare in una culla o in un passeggino.
Sostenendolo sotto le ascelle, e avendo cura all’inizio di tenere il suo sguardo sempre a poca distanza da quello della mamma, lo vedrete muovere le gambette come se volesse darsi una spinta in avanti. È quello che facciamo noi quando nuotiamo a “rana”. E, infatti, il bimbo sta nuotando perché non ha dimenticato ciò che faceva nell’utero materno. Man mano che prende confidenza con questo meraviglioso senso di libertà, proviamo a girarlo sul dorso, sostenendolo sempre sotto le ascelle. Poco alla volta noteremo che bastano due dita sotto la nuca a sostenerlo, perché il neonato galleggia da solo.
Il celebre neurologo Sindenblahd affermò:

L’adulto deve imparare a nuotare, mentre il neonato non lo ha mai dimenticato”.

Mentre siamo con lui in piscina, versiamogli spesso acqua sulla testa e sul viso. Anche questo non gli darà fastidio, anzi, contribuirà ad avvicinarlo al passo successivo che è quello dell’immersione.
E qui, immagino le paure delle mamme.
Nessun timore. Ripetiamo quanto già espresso prima. Fino a sei mesi di vita, nel bimbo si attiva il riflesso dell’apnea, uno dei vari riflessi neonatali. L’epiglottide si chiude autonomamente e lui non ingoierà o inspirerà acqua.
Tenendolo sotto le ascelle immergetelo e lasciate che resti sott’acqua per alcuni istanti. Ci sono tantissimi video che testimoniano come un neonato si senta nel suo elemento naturale, rimanga con gli occhi aperti, non ingoierà acqua e nuoterà come un pesciolino, fino alla risalita verso la superficie.
Dopo pochi istanti, la mamma lo solleverà dall’acqua e non noterà alcuna reazione di paura o di disagio del piccolo.
Man mano che trascorrano i mesi, il bimbo non avrà più bisogno del supporto materno, restando sempre più a lungo sott’acqua e risalendo spontaneamente alla superficie.
Andare in piscina con il proprio cucciolo non deve essere un passatempo dettato dalla moda del momento. Occorre innanzitutto che le mamme siano convinte di volere iniziare questo percorso con il loro bambino. Perché risulterebbe tutto vano, se la mamma mostrasse ansia o paura. Il neonato percepisce perfettamente gli stati d’animo della mamma. Non dimentichiamo che ha vissuto in simbiosi con lei per tutta la gravidanza. Una mamma serena trasmette serenità al suo bambino. Una mamma agitata e ansiosa fa percepire l’esperienza come un pericolo.
Perciò se siete consapevoli dei benefici che il nuoto neonatale apporta al vostro bambino, affrontatelo con allegria e tranquillità. Ne trarrete enormi vantaggi entrambi, rafforzando il vostro legame.

Neonati al mare: valgono le stesse regole della piscina?

E il mare? Possiamo proseguire questo percorso anche al mare?
L’acqua di mare ha i suoi pro e i suoi contro. Sicuramente è più pulita, e sempre che il mare sia calmo, favorisce il galleggiamento più dell’acqua di una piscina.
Però la temperatura è molto più fredda di quella alla quale il bimbo è abituato. E ricordiamo anche che il neonato non ha ancora sviluppato bene una termoregolazione, per cui potrebbe raffreddarsi facilmente. Inoltre se intorno ci sono altre persone, potrebbe capitare che qualche schizzo gli irriti gli occhi.
Quindi, il suggerimento che vogliamo darvi è di comprare una piscinetta o una vaschetta abbastanza alta, riempirla di acqua e lasciarla al sole fino a quando l’acqua ha raggiunto la giusta temperatura.
Se il bimbo non riesce ancora a stare seduto da solo, immergetelo tenendogli due dita sotto il mento. Ricordatevi sempre di bagnarli il viso e la testa frequentemente.
Un’altra possibilità può essere data da quelle piccole calette, dove il mare crea piscinette naturali e dove l’acqua si riscalda facilmente. Anche in questo caso potete immergere il vostro bimbo, dandogli la possibilità di muovere liberamente le braccia e le gambette. Ovviamente il piccolo va sempre sostenuto dalla mamma o dal papà.

Neonati a mare: consigli pratici

Siete mamme intrepide e reputate che il mare sia abbastanza caldo da permettergli di fare il bagno con voi?
Nessuno conosce il suo bambino come la mamma, per cui, se proprio volete optare per questa soluzione, consentiteci di darvi qualche consiglio.
Non entrare subito in acqua appena arrivati in spiaggia. Lasciate che il piccolo prenda confidenza con il nuovo ambiente. Fatelo giocare sulla riva, lasciate che si bagni i piedini e le mani, non abbiate fretta. E se volete entrare in acqua con lui, fatelo tenendolo in braccio, avanzando piano piano. È importante che voi rimaniate sempre dove toccate il fondo con i piedi. Se il bambino non mostrerà segni di disagio o freddo, potete giocare con lui nell’acqua, sollevandolo e abbassandolo, fino a che l’acqua gli arrivi alle spalle. Fino a quando si sentirà tra le vostre braccia, il bambino non avrà alcun timore. Giorno dopo giorno, potete iniziare a staccarlo un poco da voi, tenendolo sotto le ascelle, a una certa distanza ma facendo sempre in modo che il suo sguardo sia all’altezza del vostro. Successivamente potete provare a metterlo sul dorso o di lato, sostenendogli la testina.
È ovvio che tutto questo non deve durare più di pochi minuti. Stiamo parlando di neonati, non di bimbi già autonomi. E la pelle del neonato è delicata per cui non portiamolo al mare nelle ore più calde della giornata, proteggiamolo dal sole e dal vento. L’aria di mare gli farà sicuramente bene, ma non bisogna mai esagerare.
Neonati nell’acqua: una splendida regressione alla vita prenatale, che può dare solo benefici e che li aiuta a prendere cognizione di sé, delle loro potenzialità, del loro essere al mondo.

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