Pubertà e Adolescenza: consigli per i genitori

mamma con figlia adolescente

“Mi chiamo Martina. Ho tredici anni e penso che crescere sia uno schifo.
Non so più chi sono, cosa voglio realmente. C’è una parte di me che vorrebbe essere ancora bambina, restare in quell’atmosfera ovattata e protetta, lasciare che siano i grandi a prendere le decisioni. Credere nelle favole, sentirmi dire che sono una principessa e ricevere il bacio della buonanotte.
Vorrei, ma non posso. Perché esiste un’altra me. Una ragazza che vuole vivere la sua vita senza l’interferenza dei genitori, che vuole essere libera di fare quello che fanno tutte le mie amiche. Uscire la sera, truccarmi, vestirmi come mi pare, fare nuove esperienze.
E così mi trovo a non essere né bambina né donna. In perpetuo conflitto con me stessa. Mi guardo allo specchio e non mi piaccio. Sono troppo alta, troppo magra, non ho seno, in compenso ho tutta una fioritura di foruncoli sulla fronte.
Vedo le mie amiche e le invidio. Vorrei essere come loro. E odio mia madre quando mi dice che passerà, che diventerò bellissima. Soprattutto non sopporto quando i grandi mi guardano e sospirano. “È l’età ingrata”, dicono. Odio questa espressione.
Voglio solo essere lasciata in pace. Ascoltare la musica, e parlare per ore a telefono con Paola. Paola è la mia migliore amica. Lei è bellissima. Ha un sacco di ragazzi che le muoiono dietro, ma lei si diverte a dare corda a tutti e a non lasciarsi incastrare da nessuno. “È così che si fa, Marti”, mi dice sempre ridendo. Se sei carina con tutti i ragazzi che ti piacciono, ma non gli concedi niente di più di un bacio, sarai sempre ricercata da tutti. Io non ne sono capace. A tredici anni ancora non ho mai baciato nessuno. Paola però mi capisce. Non mi giudica mai. Trova sempre il tempo per stare con me, per parlare con me. Mi presta i suoi leggings, i suoi maglioni larghi, mi trucca e mi pettina. E mi dice che sono carina, che devo solo credere di più in me stessa. La cosa più bella del mio rapporto con Paola è che con lei non mi sento inadeguata. Insieme ridiamo tantissimo. E a volte piangiamo guardando un film, o leggendo poesie.
A casa mi sento soffocare. Per sfuggire a questa situazione, mi chiudo in camera mia. Metto le cuffiette per ascoltare musica, e rimango distesa sul letto, a immaginare come potrebbe essere la mia vita se solo avessi il coraggio di infrangere le regole”.

Adolescenti di oggi vs Adolescenti di ieri: cosa è cambiato?

Un tempo, le ragazzine, a questa età, avrebbero scritto sul loro diario segreto parole simili a quelle di questa lettera immaginaria.
Cosa è cambiato da quando gli adolescenti eravamo noi? Gli adolescenti di oggi sono simili a quelli di ieri?
È indubbio che il progresso tecnologico ha portato a profondi mutamenti anche negli atteggiamenti degli adolescenti di oggi. Un tempo, l’appartenenza a un gruppo, “al branco”, l’identificarsi con altri coetanei era il rifugio inconscio alla crisi che ogni ragazzo o ragazza affronta per abbandonare il suo status di bambino e iniziare a crescere. Perché di vera e propria crisi si deve parlare, in quanto tutti i cambiamenti radicali rappresentano un momento difficilissimo da superare.
Oggi, il branco, l’amica del cuore, le parole sussurrate al telefono, i segreti mormorati all’orecchio, le lacrime nascoste, sono stati sostituiti da nuovi supporti: lo smartphone con cui chattare, i social dove scrivere o postare fotografie, le amicizie virtuali, perfino il sesso virtuale.
Ma una cosa non è cambiata: la pubertà, prima, e l’adolescenza, poi, sono periodi di transizione, di profondi sconvolgimenti fisici e psicologici con cui tutti si devono confrontare, a cominciare dai genitori.
Cosa rende particolarmente tormentoso questo passaggio dall’età infantile a quella adulta? Approfondiamo la questione, sviscerandola in tutte le sue sfumature. Consideriamo i cambiamenti che avvengono in questo lungo periodo, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico ed emozionale.

Pubertà: cosa cambia dal punto di vista fisico

La pubertà è un periodo di transizione: è una linea di demarcazione tra la prima infanzia e l’adolescenza vera e propria. Questa fase è detta anche “età dello sviluppo” infatti, è durante questo periodo che matura il sistema endocrino riproduttivo.
L’età d’inizio della pubertà varia in base al sesso.
Le femmine maturano prima dei maschi.
Se immaginiamo un’ipotetica linea della crescita vedremo che, nelle bambine, questa ha un incremento tra gli otto e i dieci anni di età e raggiunge il suo picco massimo intorno agli undici/dodici anni, approssimativamente sei/dodici mesi prima del menarca (la prima mestruazione). Mediamente, durante il periodo adolescenziale, una femmina incrementa la sua altezza di circa 25 cm, 11 centimetri dei quali vanno direttamente attribuiti agli ormoni sessuali ovarici.
Gli ormoni prodotti dall’ipofisi, detta anche ghiandola pitituaria, e dalla Tiroide (TSH), influiscono in maniera preponderante nello sviluppo. In particolare, l’ormone della crescita (GH), e la sintesi degli ormoni sessuali, sia nel maschio e sia nella femmina (FSH ormone follicolo stimolante delle ovaie e dei testicoli e LH ormone luteinizzante).
Gli ormoni dell’ipofisi e della tiroide regolano la crescita del bambino infantile e prepuberale, laddove gli ormoni steroidi sono fondamentali per il raggiungimento della pubertà.
Nelle femmine, gli estrogeni appaiono essere il fattore ormonale primario per stimolare la crescita puberale.
Nelle ragazze, il primo segnale fisico della mutazione del corpo da infantile ad adolescenziale, è lo sviluppo del seno (Telarca). Segue un aumento della massa corporea, e la comparsa dei primi peli pubici, seguiti solo dopo da quelli ascellari.
Il momento in cui una ragazza ha il primo ciclo mestruale segna definitivamente il suo passaggio dall’infanzia all’età adolescenziale e, conseguentemente, alla capacità riproduttiva.
Nei maschi, la pubertà inizia generalmente intorno agli undici/dodici anni e il primo mutamento fisico è rappresentato dall’aumento del volume testicolare, dalla modifica del timbro della voce, seguito da un improvviso incremento della statura corporea, dall’ingrossamento del pene e dalla crescita dei peli pubici, seguiti da quelli ascellari e infine da quelli del volto (barba).

Queste mutazioni fisiche sono anche una motivazione dello scontro generazionale, dei conflitti tra genitori e figli. I primi, spesso non riescono ad accettare che il figlio cresca e che si allontani da loro, i secondi sentono in maniera incontenibile il desiderio di emanciparsi, di liberarsi dal loro “io bambino”, per poter accettare la loro nascente sessualità, che vivono in maniera ambigua e contraddittoria.
Il periodo puberale, dal punto di vista emozionale e psicologico, si può paragonare a una tempesta oceanica, che tutto sconvolge e trasforma.

Quando inizia e finisce l’adolescenza?

L’adolescenza per i maschi inizia fisiologicamente verso i 14 anni e termina intorno ai 20 anni, mentre per le femmine va dai 12 ai 18 anni.

Le radicali mutazioni fisiche, che avvengono in questo periodo, incidono profondamente sul comportamento dei ragazzi, che vivono una vera e propria crisi di identità. L’aspetto fisico è da loro considerato predominante su altri fattori, perché sono consapevoli che questo può determinare l’accettazione e l’approvazione da parte dei coetanei o, viceversa, il rifiuto e la derisione.
L’adolescente vive questa crisi, alla ricerca del proprio spazio interiore, cercando di fare convivere il suo bisogno di protezione, di rimanere attaccato alle persone di riferimento della sua infanzia, con il desiderio di autonomia, di distacco dalle vecchie abitudini, di ribellione alle regole e la voglia di emanciparsi.

È come se fosse sempre in precario equilibrio, su una corda tesa su un burrone, senza rete di protezione.

Da un lato, c’è la normalità, il suo “io bambino” che necessita ancora di trovare rifugio e protezione nell’ambito famigliare, dall’altro, la ribellione agli schemi prestabiliti, il rifiuto ai divieti, la tendenza alla trasgressione.
Questo conflitto, che andrebbe analizzato interiormente, cerca di risolverlo nella vita di tutti i giorni, con comportamenti devianti e trasgressivi.
È facile che, proprio in questa fase, se non sufficientemente supportato da saldi principi e comprensione da parte dei genitori, il/la ragazzo/a si lasci andare a comportamenti che possono arrivare ad assumere atti pericolosi per se stesso e per gli altri.
La bugia è frequente, serve a giustificare a se stesso e al mondo che lo circonda ciò che non ha il coraggio di dire o di fare. Spesso, dietro alle bugie, si nasconde la paura di non apparire come crede che gli altri si aspettino che fosse.
Sono frequenti anche i piccoli furti domestici o in luoghi come grandi magazzini e supermercati. Queste manifestazioni eversive altro non sono che l’incapacità di comunicare i propri bisogni interiori, di chiedere aiuto.

Adolescenza e conflitto con i genitori

Il conflitto tra genitori e figli è uno degli aspetti che incide maggiormente nel percorso della crescita di un adolescente: è un passaggio quasi obbligatorio poiché è attraverso lo scontro con ciò che, più di ogni altra cosa, rappresenta il loro “io bambino” gli adolescenti escono di slancio dall’infanzia e provano a entrare nell’età adulta, affermando la loro personalità.
Oltre a questo passaggio, che è molto frequente, gli adolescenti provano ad affermare se stessi e vivono l’ingresso nell’età adulta attraverso alcuni segnali di disagio che, talvolta,
sono così espliciti che dovrebbero mettere immediatamente in allarme genitori, insegnanti, parenti.
Come riconoscere i primi segnali, di modo da cercare di arginare i pericoli?

Disturbi alimentari durante l’adolescenza

Gli adolescenti, come abbiamo più volte accennato, hanno un rapporto conflittuale con il proprio corpo. Spesso non si accettano, non si piacciono, cercano modelli di riferimento in personaggi famosi.
Questo stato di inadeguatezza, nonché il desiderio di emulare i propri modelli, può portare a disfunzioni del comportamento alimentare, abusando o rifiutando il cibo, provocandosi il vomito. Portate all’esasperazione, queste crisi possono sfociare in patologie come l’Anoressia e la Bulimia.
Quest’ultima è comune negli adolescenti, soprattutto di sesso femminile, e indica il disagio di accettare il proprio corpo sessuato.
L’Anoressia è invece una seria complicazione psicologica anche perché l’adolescente, il più delle volte, non ammette nemmeno con se stesso di avere un problema, convincendosi che “magro è bello” e, di conseguenza, rifiuta qualsiasi supporto, sia dalla famiglia e sia da specialisti.

Adolescenti: cosa fare quando sono apatici?

Un altro segnale da non sottovalutare è il comportamento scolastico e sociale.
Il ragazzo che rifiuta di andare a scuola, che si mostra svogliato, apatico, senza interessi, l’isolarsi dal gruppo di coetanei, il rinchiudersi in se stesso, il non volere uscire di casa è un campanello d’allarme di qualcosa che può degenerare. Questi segnali indicano un profondo disagio nel relazionarsi con gli altri.
Occorre indagare al più presto sui perché di questi comportamenti, perché potrebbero nascondere dei problemi molto seri.

Attrazione sessuale

Altra problematica comune di questa età è il rapporto con l’altro sesso. L’adolescente che ancora sta lottando per accettare le modifiche sessuali del proprio corpo, che non ha ancora elaborato la morte del bambino che era, vive uno stato confusionale che gli fa sorgere mille dubbi.
Dubbi sul suo orientamento sessuale (Mi piace stare in compagnia con i miei amici, non sono in grado di avvicinare una ragazza. Sono gay? Sono etero? Come faccio a capirlo?).
Dubbi sulla propria capacità seduttiva (Gli/Le piacerò? Riuscirò a farmi notare?) e difficoltà ai contatti ravvicinati con l’altro sesso (Non so se voglio essere baciata, non so se voglio essere toccata, nel caso delle ragazze)…

Aggressività durante l’adolescenza

Questo stato confusionale e di disagio si esprime con stati ansiosi, che spesso sfociano in rabbia e aggressività.
Questo dipende dal fatto che l’adolescente non ha ancora imparato a gestire le emozioni e, trovandosi in difficoltà, tende a riversare il suo disagio sugli altri.
Tipiche di questa età sono le risse con altri ragazzi, il rivolgersi sgarbatamente verso i genitori, i litigi frequenti in famiglia, che, nelle femmine, hanno nella madre il bersaglio preferito (il celeberrimo e senza tempo conflitto madre – figlia).
Ma la manifestazione più pericolosa in assoluto è quando il ragazzo (inteso in senso generico) rivolge questa rabbia verso se stesso.
L’autolesionismo è frequente. Si avverte il bisogno di farsi del male perché la sofferenza fisica si gestisce meglio di quella emozionale, che è intangibile: in pratica, si provocano dolore fisico per distogliere l’attenzione da quello interiore, almeno temporaneamente.

Alcol e stupefacenti

Ma vi sono altre forme di autolesionismo che non si evidenziano con l’infliggersi ferite.
L’adolescente sfida se stesso con sprezzo del pericolo e della propria salute.
Crescono, in questi ultimi anni, il consumo smodato di alcol e l’assunzione di sostanze stupefacenti: un modo per evadere da una realtà che non riesce ad accettare e che gli fa provare una sensazione di distacco dal mondo circostante che, in questo modo, non può ferirlo.
Di solito, iniziano ad assumere alcol o sostanze stupefacenti nelle discoteche o in altri luoghi di ritrovo.
Pratiche pericolose come l’eyeballing che consiste nel versare alcol ad alta gradazione negli occhi, o il car surfing dove in un’automobile lanciata ad alta velocità si lascia lo sterzo, o ancora le gare di corse in motocicletta sollevando le ruote anteriori (il cosiddetto “cavallo”).
Cosa spinge questi ragazzi verso questi rischi altissimi?
La ricerca di emozioni forti, la scarica di adrenalina che le provoca, il senso di onnipotenza, la sensazione di essere invulnerabili, il farsi ammirare dagli amici.
Uno dei fattori è puramente scientifico: a quell’età, alcune parti del cervello non sono ancora funzionanti, devono ancora maturare. E questa maturazione avviene solo con l’età adulta.

Alcuni di voi ricorderanno il verso di una celebre canzone di Lucio Battisti: “Emozioni”. Ebbene, in quello splendido brano c’è una frase che recita “…e guidare a fari spenti nella notte per scoprire, se poi, è così difficile morire…” è un brano dei primi anni ’70. Questo a dimostrare che, sebbene non con la stessa frequenza di oggi, tutti gli adolescenti hanno attraversato questi momenti d’incoscienza.

Bullismo e Cyber Bullismo

Che cosa avviene, invece, se un ragazzo si comporta in maniera consapevole e matura? Se rifiuta di accettare le regole del “branco”?
Ecco che ci troviamo di fronte a un altro, pericolosissimo fenomeno: il bullismo.
I ragazzi che rifiutano di adeguarsi o che sono troppo chiusi, introversi, vengono fatti oggetto di veri e propri atti di crudeltà, di prepotenza, di molestia verbale e fisica da parte di coetanei.
E, con l’avvento dei social network, il cyber-bullismo sta diventando sempre più frequente: un adolescente su cinque ne è vittima.
Fino a quando gli atti persecutori si svolgono nella sfera del privato (generalmente, nell’ambito scolastico o nel tragitto scuola-casa) il ragazzo tende a tenersi per sé ciò che gli stanno facendo, preferendo subire, piuttosto che esporsi all’umiliazione di fare conoscere ai famigliari quanto poco viene considerato e la sua incapacità di reagire.
Ma quando queste persecuzioni sono pubblicizzate attraverso internet, con l’utilizzo di siti web, di social network, di smartphone, quando foto, video, comportamenti, pettegolezzi, storie che non vuole fare conoscere iniziano a circolare nel web, la situazione diventa non più gestibile. Non più sopportabile.
Si è indifesi di fronte ad attacchi protetti dall’anonimato. È questo il pericolo più grande a cui va incontro un ragazzo. Se non riesce a reagire, se non chiede aiuto, spesso vede il suicidio come l’unica via di scampo.

Come gestire un adolescente? Un aiuto per i genitori

Come e in che modo i genitori possono aiutare i propri figli ad affrontare questa tempesta che si è scatenata con l’arrivo della pubertà e dell’adolescenza?
Innanzitutto, dobbiamo dire che questa fase è difficilissima anche per i genitori.
Devono accettare che il figlio sta crescendo, non è più il loro bambino e che, anche se con dolore, devono lasciarlo andare, fargli vivere la sua vita accompagnandolo in questo percorso, con amore ma senza opprimerlo.
Un genitore deve farsi da parte in alcune circostanze, ma nello stesso tempo deve essere sempre presente nel momento in cui il figlio ha bisogno di aiuto, di confidarsi, di sfogarsi.
È inutile nasconderselo. Non è facile. Sarà un periodo di conflitti, di sofferenza, di senso d’inadeguatezza anche per i genitori.
Si sentiranno messi da parte, vivranno un senso di inutilità, ma dovranno saper reagire nel modo giusto.
La prima cosa importante è ricordarsi di essere stati a loro volta giovani. Di avere fatto cose che gli adulti non avrebbero approvato, di essersi ribellati, di avere disprezzato l’ambito famigliare, di essersi sentiti anche loro invincibili e invulnerabili.
E poi, parlare. Parlare. E ancora parlare. Ma soprattutto “ASCOLTARE”.
Niente è importante quanto il dialogo. Questo non si deve mai interrompere tra genitori e figli, poiché la convinzione più radicata nell’animo di un adolescente è di non essere capito. Siate amici e complici, oltre che genitori. Concedete fiducia, ma pretendete sincerità. Un figlio deve sapere che se anche ha sbagliato, i genitori non saranno mai contro di loro, ma cercheranno di aiutarlo a ritrovare la giusta strada. Le punizioni, i divieti oggi non hanno più senso. Chiedere che vengano rispettate alcune regole è, invece, un modo per aiutarli a crescere, a distinguere ciò che è bene da ciò che è male.
Capire. Immedesimarsi. Aiutare.
L’adolescenza è come una terra di nessuno, sospesa tra le consolanti certezze del bambino e la paura e gli interrogativi di un futuro incerto, tipico della crescita.
Quella manina, che stringeva con fiducia la vostra, non è andata persa. Ma, se avete saputo fargli comprendere che il vostro appoggio non gli mancherà mai, la ritroverete un giorno in un abbraccio che supererà tutti gli ostacoli.
Ci vorrà tempo, anni forse. Ma passata la tempesta, il mare si placa, il cielo si rasserena e torna a splendere il sole.

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