La convivenza tra cani e gatti. Chi l’ha detto che non si può?

Quante volte, nelle pagine dedicate alle adozioni di cani o gatti ho letto la frase: “ Io vorrei tanto prendere un gattino, ma ho il cane…” e viceversa.
E ogni volta mi sono chiesta stupita, ma perché non possono?
Forse perché si è rimasti ancorati al vecchio detto “fanno cani e gatti” intendendo due persone che litigano tra di loro.
O forse, più semplicemente, perché non avendo mai vissuto con cani e gatti insieme, non sanno che questi adorabili amici a quattro zampe, che sembrano così diversi, possono tranquillamente e affettuosamente convivere. Ci sono le eccezioni, è vero, ma sono rare. E credetemi, questa convivenza è molto più semplice di quella tra due esseri umani che non si sono mai incontrati prima.
Se analizziamo le caratteristiche di queste creature, vediamo che dal punto di vista comportamentale sono molto diversi.
Il cane, discende in linea diretta dal lupo, ed è quindi portato alla difesa e alla protezione della sua famiglia. Ma, proprio come il lupo, riconosce in un capo branco il suo padrone per il quale darebbe la vita se necessario. Il cane di casa accetta di sottomettersi a un essere umano e questo diventa tutto il suo mondo, la sua famiglia, la sua vita. Il cane ricerca in continuazione il contatto diretto con il suo padrone. Lo segue, lo aspetta, gli ubbidisce, lo ama incondizionatamente.
Il gatto viceversa, benché rispetto al cane sia tra i due quello che per primo nella storia dell’Umanità, è stato considerato un animale domestico ( furono gli Egizi che circa tremila anni orsono, iniziarono la convivenza con questo animale, fino a farlo assurgere al ruolo di divinità. La Dea Bastet simbolo di fecondità e maternità, aveva la testa di un gatto. Gli Egizi gli dedicarono un tempio e sono state ritrovate molte necropoli dove il gatto veniva seppellito con gli onori riservati alle divinità).Il gatto non accetta alcuna supremazia dell’uomo su di lui. E’ lui che sceglie il suo compagno di vita umano, ma lo considera al massimo un suo pari, mai un padrone.
Il suo spirito libero, indipendente, lo porta ad esprimere il suo affetto e il suo legame con l’essere umano in altri modi rispetto al cane. E’ quasi una presa di possesso da parte sua nei confronti dell’uomo.
Proprio perché sono così diversi, queste due specie riescono a vivere in perfetta sintonia e a diventare ottimi amici.

Come far convivere cane e gatto nella stessa casa

Se avete già un cane e state pensando di adottare un gatto (o viceversa), questi semplici consigli vi torneranno molto utili nel momento in cui porterete a casa il nuovo arrivato.
Prima di tutto dovete cercare di far sì che cane e gatto vivano per qualche giorno separati, se possibile in due stanze diverse della casa: in questo modo si abitueranno pian piano l’uno all’odore dell’altro.
Successivamente dovreste effettuare un “cambio stanza”: fate andare il gatto ad esplorare la stanza in cui è stato il cane e viceversa. Questo sarà il primo contatto olfattivo tra i due, presupposto indispensabile perché si accettino.
Ora è arrivato il momento di farli incontrare. Non tenete mai uno dei due in braccio al momento della presentazione poiché l’altro potrebbe considerarlo un segnale di possesso nei confronti del nuovo arrivato e di allontanamento da lui. Se è il gatto ad essere stato appena adottato, tenetelo in un trasportino e lasciate che il cane gli si avvicini, lo annusi, provi a conoscerlo.
Nel frattempo, poiché sarà ormai chiaro a entrambi che hanno appena incontrato il loro nuovo coinquilino, cercate il più possibile di mantenere inalterate le abitudini che avete stabilito con il vostro “primogenito”: orari dei pasti, passeggiate, coccole. Dovete comunicargli l’idea che, nonostante una nuova presenza in casa, nulla per voi (e nel vostro rapporto) è cambiato. Se il cane o il gatto tende ad avere un atteggiamento aggressivo, abbaiando o soffiando, nei confronti del nuovo arrivato, evitate di sgridarlo.
Ora è arrivato il momento delle presentazioni “ufficiali”. Lasciateli fare: si annuseranno, magari sbraiteranno l’uno contro l’altro, a volte li vedrete litigare ma piano piano si abitueranno l’uno all’altro. E si ameranno.

L’amicizia tra cane e gatto: storie di vista vissuta

La mia esperienza mi riporta alla mente tantissime scene di vita vissuta insieme a cani e gatti. Sorrido con un po’ di malinconia se ci ripenso. Nessuno di quegli amici a quattro zampe è più con me, ma restano indelebili i ricordi di quegli anni, quando in una casetta di appena sessanta metri quadrati e un giardinetto, ho cresciuto i miei figli con un cane e una tribù di gatti. Vi racconterò la storia di Briciola e quella di Texi. Due storie diverse tra loro ma che possono farvi comprendere come queste due specie animali dimostrino quale rapporto di amicizia, solidarietà e complicità si può instaurare in una casa dove si sentano amati, rispettati e protetti.
Tra cani e gatti che vivono in uno stesso ambiente, chi prende il sopravvento è sempre il gatto. La mia prima gatta, una piccola pantera nera a cui diedi il nome di Ofelia, stabilì sin da subito che le regole le decideva lei. Nessuna barriera, nessuna porta poteva fermarla. Lei doveva essere libera di andare e venire come e quanto voleva. Eccellente cacciatrice, splendida acrobata, si arrampicava sugli alberi, esplorava i dintorni e ben presto definì tutta la zona intorno a casa mia come il suo territorio.
Faticai un poco a conquistarmi la sua fiducia. La nostra fu una muta lotta di sguardi. Accettava il mio cibo, le mie carezze, ma ci vollero mesi prima che accettasse di considerarmi sua uguale.
Oltre ad essere bella e indipendente, Ofelia era anche una gatta libertina. Nello spazio di pochi anni, mi ritrovai la casa piena di gattini.
Un giorno mio figlio trovò una cagnetta, un Setter inglese che gente senza cuore e scellerata aveva abbandonato sull’autostrada poco dopo che quella povera creatura aveva partorito. Le sue mammelle gonfie di latte lo testimoniavano.
Poco dopo l’adozione della nuova cagnetta, Ofelia partorì altri cinque gattini. Ma poiché, nonostante fosse una mamma attenta e affettuosa, non riusciva a rinunciare alle sue scorribande, trovò un ottimo sistema per conciliare le due cose.
Iniziava prima una specie di danza propiziatrice intorno a Briciola, la nostra Setterina, strusciandosi contro le sue zampe, dandole testate sul muso, fino a che la poverina non si stendeva sul pavimento, felice di ricevere tutte quelle coccole.
A questo punto, mamma Ofelia prendeva i suoi micetti neonati, e ad uno ad uno li posizionava accanto alla pancia di Briciola. E lei rimaneva immobile, anche per ore, mentre i piccoli le si attaccavano alle mammelle che miracolosamente avevano iniziato di nuovo a produrre latte, le montavano sulla schiena, le mordicchiavano le orecchie. Briciola faceva così da balia ai piccoli di Ofelia.
Quando la principessa di velluto nero tornava, si riprendeva i figli, ma per ricompensare Briciola, le “lavava” con la sua linguetta la sommità della testa e dietro le orecchie, posti che la cagnetta non poteva raggiungere da sola.
Questa è solo una delle storie di complicità e amicizia tra un cane e un gatto.
I cani, si sa, vivono meno dei gatti. E la povera Briciola, che non aveva mai superato il dolore di essere stata abbandonata e la perdita dei suoi cuccioli, dopo solo tre anni che viveva con noi, si ammalò gravemente e morì, circondata dal nostro amore e da quello di Ofelia che non la lasciò mai negli ultimi giorni della sua malattia.
Così Lilli un’altra orfana abbandonata, entrò a fare parte della nostra famiglia, accolta con amore da noi umani e da tutta la tribù dei gatti.
Lilli era una bellissima meticcia bionda. Un incrocio tra un collie e un pastore siberiano. Dolcissima, dimostrava in ogni modo la sua riconoscenza per essere stata adottata, si divertiva, lei così grande e pelosa a giocare con i gattini senza mai protestare se questi le rubavano la pappa mentre mangiava.
Una mattina, dopo un forte temporale, sentii il miagolio disperato di un micetto. Ma per quanto cercassi nel mio giardino e nel viale dove abitavo, non riuscii a individuare da dove provenisse quel pianto.
Fu Lilli, che avevo lasciato libera, a trovarlo, non so dove. Me lo portò tenendolo delicatamente in bocca. Era piccolissimo, bagnato fradicio e affamato. Lo chiamammo Texi.
Per il nuovo arrivato l’inserimento non fu semplice. Ofelia non accettava altri gatti che non fossero figli o nipoti suoi. Ma Lilli, lo difendeva e se ne occupava come fosse il suo cucciolo. E per Texi, Lilli fu la mamma che non aveva avuto. Non capì mai di essere un gatto. Una volta svezzato, appena fu in grado di uscire, veniva a passeggio con me e con Lilli.
Io portavo Lilli al guinzaglio per la strada, e Texi ci seguiva ovunque andassimo.
Le macchine si fermavano stupite da questa scena insolita, di un gatto che camminava tranquillo accanto al cane. Si fermavano e mi chiedevano: “Ma è suo il gatto? E viene sempre con lei?”.
Per me era una situazione normalissima. Niente di ciò che facevano i miei bimbi pelosi poteva più sorprendermi. Avendo vissuto tutta la vita con cani e gatti ho imparato che l’amore, la fedeltà, la riconoscenza che sanno esprimere queste creature non ha eguali nel mondo dell’uomo.
A chi si domanda se può prendere un cane possedendo un gatto o viceversa, io posso solo portare la mia testimonianza. Cane e gatto insieme? Sì. Si può.

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